Recipiente russo per il tè: ecco cosa c’è da sapere sul Samovar

2 months ago

In Russia, il tè è arrivato agli inizi del XVII secolo, portato da ambasciatori cinesi in dono allo zar Mikhail Romanov. Ed anche in Russia, come in Cina, è nato un rito del tè, preparato con il Samovar, ed ancora oggi, l’ora del tè è un fatto quotidiano, come l’Inghilterra. Ma cos’è di preciso il Samovar? In che cosa consiste il rito del tè, in Russia?

Le origini del Samovar ed il suo utilizzo

La comparsa del Samovar coincide proprio con la nascita della cerimonia del tè, in Russia, nel 1778. Esso venne realizzato per la prima volta a Tula, una piccola città non molto lontana da Mosca, e le fabbrice cominciarono a realizzarne in grande quantità verso la metà del XIX secolo.

Questo recipiente era realizzato in ottone o rame, dotato di un fornello a carbole o a legno, in grado di mantenere l’acqua alla giusta temperatura. Può essere di vari dimensioni e tipi, ma quelli più piccolo possono contenere un massimo di tre litri di acqua.

La cerimonia del tè russa

Nel corso del tempo, il Samovar è diventato il centro della cerimonia del tè russa, che prevede varie regole, ed è un momento di accoglienza, che comprende oltre alla degustazione della bevanda e di dolci, anche racconti e canzoni.

Durante questa cerimonia, il Samovar è posto al centro del tavolo, accostato ad una teiera. La varietà di tè più usata, in questi momenti, è lo zavarka, un tè nero cinese, dal sapore forte e deciso, che si lascia in infusione nell’acqua per cinque minuti. A seconda della gradazione che si vuole ottenere, si può aggiungere l’acqua, mantenuta sempre alla temperatura giusta grazia al Samovar.

Visto il suo sapore forte, questo tè, tradizionalmente, si gusta con una zolletta di zucchero in bocca, oppure accompagnato da dolci, affiancato anche da fettine di limone o arance.

I blinis russi

A questo tè, di solito, vengono abbinati ai blinis, delle frittelle né dolci né salate, che si possono affiancare a condimenti dolci e salati. Per una quindicina di blinis, si può sbattere un tuorlo d’uovo in una ciotola, a cui vanno aggiunti trecento millilitri di latte (e forse anche un po’ di kefir o yogurt magro), mescolando bene, per poi aggiungere otto grammi di lievito in polvere o secco di birra ed un etto e mezzo di farina di grano saraceno, setacciata, per evitare di formare grumi. Una volta ben amalgamato il tutto, si lascia riposare la pastella per circa un’ora.

Passata l’ora, si monta a neve l’albume dell’uovo e si aggiunge al composto, senza sgonfiare l’impasto, che deve essere piuttosto liquido. Si preparano, poi, le frittelle, cuocendo un mestolo di questo impasto in un padellino caldo ed unto di burro. Generalmente, queste frittelle si accompagnano ad ingredienti dolci oppure a panna acida, salmone o caviale.

Claudia